Archivio per Novembre 2005

E’ giunta la Giunta

Novembre 30, 2005

Sindaco: Luigi Spagnolli (Margherita)
Vice-Sindaco: Elmar Pichler-Rolle (SVP)

Giunta comunale

Elmar Pichler-Rolle (SVP): Bilancio, Finanze e Attività Economiche
Margarete Rottensteiner (SVP): Scuola, Famiglia, Giovani
Klaus Ladinser (SVP esterno): Ambiente e Traffico
Chiara Pasquali (DS): Patrimonio
Silvano Bassetti (DS): Urbanistica
Sandro Repetto (Margherita): Cultura
Primo Schoensberg (Margherita esterno): Lavoro e Qualità
Patrizia Trincanato (Verdi): Politiche sociali
Luigi Gallo (Rif. Comunista): Decentramento
Stefano Pagani (SDI): Lavori Pubblici

Presidente del Consiglio Comunale
Silvano Baratta (UDC)
in alternanza con Rudi Benedikter (Projekt Bozen)

La Giunta minuto per minuto

Novembre 30, 2005

Per chi volesse leggere un interessante resoconto del mercatino di Natale per la formazione della giunta comunale legga questo bel pezzo di Guido Margheri preso dal blog di Silvano Bassetti (30 novembre, ore 4.10 p.m.)
gf

L’ officina

Novembre 30, 2005


Stanno arrivando parecchi contributi: l’ officina è al lavoro. Speriamo di rimettere a posto il motore e la carrozzeria della nostra macchina in breve tempo..
gf

Contributo di Renzo Roncat

Novembre 30, 2005

Care/i amiche/i
Dopo non poche esitazioni ho deciso di stendere un breve contributo al dibattito che si sta avviando nella Margherita di Bolzano alla luce del deludente risultato ottenuto dal partito nelle recenti elezioni comunali. Ho partecipato fin dagli inizi, nel 1999, al confronto politico che ha condotto alla nascita di Noi per l’Alto Adige, un anno prima si erano svolte le elezioni provinciali alle quali il PPI aveva partecipato siglando un accordo con esponenti dell’area democratico-autonomista e proponendosi sotto la denominazione di Popolari-Alto Adige Domani. Riuscimmo in tal modo a conquistare un mandato, seppure non con quoziente pieno, che consentì la rielezione di Michele Di Puppo, ma, cosa più importante ai fini di una lettura prospettica, riuscimmo a mettere in campo una proposta politica inedita e, a mio parere, in seguito non sufficientemente compresa e valorizzata. Mentre alcune componenti della ex DC venivano risucchiate nelle logiche del partitino assessorile e altre andavano a destra trascinate dalla loro culturale diffidenza nei confronti del mondo di lingua tedesca, l’unica prospettiva nuova era quella aperta dal nostro tentativo. In estrema sintesi esso puntava a sciogliere culturalmente il nodo dei rapporti con la società sudtirolese immaginando uno sviluppo sempre più integrato dei gruppi linguistici tale da innescare processi di identificazione comuni. La direzione di marcia non poteva che orientarsi su alcuni punti cardinali: scuola e formazione ( conoscenza reciproca delle comunità linguistiche, progetti trasversali, ecc.); innovazione e ricerca; tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse culturali; partecipazione democratica e interculturale; equità nella ripartizione delle risorse e degli oneri di natura fiscale. A chiarire l’orientamento di fondo già implicito nell’esperienza di Alto Adige Domani contribuì nel 2000 la campagna elettorale per le elezioni comunali che ci vide per la prima volta uscire allo scoperto sotto il simbolo della margherita con una proposta chiara di riaggregazione delle forze autonomiste in contrapposizione alla prospettiva nazionalistica della destra. E’ stato un periodo di straordinaria mobilitazione di energie che è stato accompagnato da importanti successi elettorali , ricordo il 13,39% delle comunali del 2000 ma ancor più i quasi 20000 voti nella quota proporzionale ottenuti alle politiche del 2001. Prima di quella scadenza elettorale avevo assunto l’incarico di coordinatore provinciale del partito nella convinzione di poter dare un contributo al rafforzamento di una forza politica che mi sembrava poter esprimere un alto potenziale di innovazione, progettualità e concretezza. Il 15 dicembre 2001 l’assemblea provinciale del partito adottò il nuovo statuto, l’attenzione della stampa e degli osservatori si concentrava su di noi per due ragioni: 1) il progetto stava decollando elettoralmente, 2) il partito si stava dando una struttura territoriale inedita fondata sull’autonomia dei comitati cittadini. Fu un periodo di forte progressione positiva che però si deteriorò rapidamente, voglio essere esplicito: il “giocattolo” si è inceppato soprattutto a causa degli egoismi individuali e di gruppo, in altre parole non siamo stati in grado nè di rafforzare e coltivare la “mission” del gruppo nè di condividere e affermare un comune profilo ideale.
Le iniziative politiche sono spesso naufragate proprio a causa della ambiguità di indirizzi e di obiettivi dentro il gruppo dirigente, evidentemente non erano sufficienti le iniziative ( a quel punto velleitarie) del coordinatore per dare profilo culturale e politico ad un gruppo che andava smarrendo la propria identità.
Nel 2002 di fatto era già cominciata la campagna elettorale per le provinciali del 2003 e il partito si è dilaniato fra cigolliani, dipuppiani e terza componente in un clima di sempre maggiore sospetto, abbiamo fatto tutti molti errori, ma l’errore politico più grave è stato quello di aver abbandonato la strada della chiarezza politica, in molti hanno pensato di poter allargare i consensi con i vecchi argomenti ( in primis l’idea che la Margherita è un partito moderato che tutela gli italiani dell’Alto Adige) in questo modo abbiamo estirpato proprio le radici più feconde interrate nel 1998 in quel piccolo laboratorio che è stato Alto Adige Domani e che avevamo trapiantato con straordinaria intuizione nel più grade spazio di Margherita Noi per L’Alto Adige. Tutta la fase precedente alle provinciali del 2003 è stata consumata alla ricerca di intese con vecchi capi corrente della DC anziché promuovere nuove idee e nuovi messaggi politici.
Vengo a concludere il mio contributo con le logiche conclusioni :
1) La Margherita ha futuro solo se riconferma con le azioni, oltre che con i discorsi la sua scelta strategica di partito delle riforme, dell’innovazione, dell’incontro condivisione fra gruppi linguistici,
2) E’ stata sconfitta la prospettiva del moderatismo filo-italiota, l’idea che politica di centro si coniughi con politica di contrapposizione speculare di interessi in chiave etnica ( i tanti piccoli Minniti di casa nostra).
3) Occorre investire in un progetto di riaffermazione degli orientamenti generali del partito, la “vision” comune e condivisa deve riemergere dal pantano delle tante campagne elettorali costruite sui “santini” e prive di messaggi forti.
4) Occorre ribadire le convergenze strategiche con le forze del riformismo democratico e socialista approfondendo le aree di condivisione ( farsi protagonisti di momenti unitari quali il gruppo consiliare unico in Municipio) e ragionando sulle prospettive che si aprono nei rapporti con i DS.
5) Infine, ma non in ordine di importanza, aprire una nuova fase nella vita interna: scommettere sulle idee, organizzare convegni ( viabilità alternativa, federalismo fiscale, lingue e ricerca, ecc.), creare una fondazione culturale ( sono convinto che in questo, più che nella gestione del partito, sarebbe utile la competenza dei nostri dirigenti più anziani), liberare i dirigenti più giovani dai vecchi schemi e rituali del passato e lasciare che sperimentino vie nuove.

Saluti a tutti Renzo Roncat

Bolzano 10 novembre 2005

interessante…magari saperlo per tempo!

Novembre 28, 2005

Carissimi,
ricevo e metto a disposizione questa info: Mario
Neuer Termin 11 Uhr! Internationaler Tag der Kinderrechte. Kinder treffen Bürgermeister (28/11/05)
Das Treffen der Kinder mit Bürgermeister Luigi Spagnolli wird heute auf 11 Uhr vorverlegt und dürfte kürzer ausgfallen als beabsichtigt. Alle Voschläge und Wünsche können die Kinder aber trotzdem beim Bürgermeister deponieren. Dieser ist wegen der Stadtratsbildung etwas in Terminschwierigkeiten.
Zum internationalen Tag der Kinderrechte am Montag, den 28. November veranstaltet der VKE in Zusammenarbeit mit der Stadt Bozen, den Jugendzentren der Stadt und dem Sozialsprengel Europa Neustift ein Stationenspiel für SchülerInnen der Grund- und Mittelschulen, aus welchem ein Katalog an Fragen und Wünschen hervorgehen wird, der dann dem Bürgermeister der Stadt Bozen vorgetragen wird.
Ziel dieses Tages ist es auch, den Kindern und Jugendlichen mehr Gewicht in lokalpolitischen Fragen einzuräumen.

…penso

Novembre 28, 2005

Il partito unico degli italiani è indubbiamente l’ auspicio di molti concittadini Italiani perché suggestivo di scenari di potere diversamente non determinabili. Ma proprio perché suggestivo e quindi irreale, sostenere questo progetto significa a mio avviso proporre un’ ipotesi prepolitica e perciò pericolosamente ingannevole.
L’ articolo di Marchiodi di domenica scorsa, immagino per necessità di sintesi, riduce una lunga conversazione tra noi ad una sorta di sostanziale condivisione dell’ idea che sia necessaria l’ unità degli italiani. Già in apertura dell’ articolo, tra le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Rispoli in merito alla sua esperienza nella Commissione dei sei, egli afferma che alla compattezza dei rappresentanti della SVP si contrappone la divisione degli italiani. A questo schema interpretativo si può ricondurre solo un modello di comunità spaccata e senza speranza, ciò perché l’ aggregazione delle rappresentanze e quindi degli interessi sarebbe vista elusivamente di tipo linguistico. Fortunatamente le cose non stanno così! In quella commissione infatti si contrappongono due differenti visioni della stessa comunità altoatesina, l’ una rappresentata dai membri espressi dalla Casa delle libertà e l’ altra dall’ alleanza SVP e centrosinistra. Ecco quindi ritrovate le compattezze apparentemente non date e taciute. A questa lettura più realistica della nostra vicenda contemporanea difetta tuttavia una visibile politica coerente dell’ alleanza SVP- Centrosinistra, tale cioè da essere percepita come il frutto di una condivisione di obiettivi e quindi di scelte conseguenti. Certo sono consapevole che aggreghi di più agitare paure che accendere speranze e questo lo sa bene la destra visto che lo pratica da tempo con un certo successo.
Già lo studio del Censis sul così detto diasagio degli italiani, da me attivato nel ’97, chiariva come non si trattasse di un disagio materiale degli altoatesini di lingua italiana rispetto alla qualità di vita conosciuta o percepita del resto del Paese, ma pur nella consapevolezza diffusa di vivere una condizione sicuramente migliore, era avvertita l’ insufficiente partecipazione alla condivisione anche decisionale nel nostro modello autonomistico.
Già il voto di maggio poteva leggersi in parte come un messaggio del disinteresse ad una proposta di equilibri e di governo immutabili nel tempo. Quante volte abbiamo sentito dire “ tanto non cambierà nulla”. Faceva strumentalmente leva su questa sensibilità l’ insistente proposta della destra per un sindaco voluto dagli italiani, contro ogni buon senso, che avrebbe suggerito semmai un sindaco voluto dai cittadini di Bolzano, come è noto non solo di lingua italiana.
Definire neofascista la proposta politica della destra è stato ed è riduttivo, perché riguarda solo la visione politica di frange minoritarie, mentre molta parte del consenso riscosso da quella parte politica in specie quello raccolto dalla lista Benussi, compresa la quota persa da AN, sono convinto si riconoscano nelle ragioni e nel modello autonomistico e ciò a differenza del rifiuto più diffuso che un tempo si poteva registrare. Alle attese di questi concittadini, come a quelle di chi per maggior fede a continuato a votare centrosinistra va data risposta! L’ occasione era già data magari con le elezioni di novembre, con l’ offerta di una più chiara spiegazione delle ragioni che portavano la SVP a schierarsi con il Centrosinistra fino dal primo turno, non come l’ accorrere della Croce Bianca, ma come il risultato dell’ avvio di un nuovo corso nei rapporti politici e istituzionali nella nostra terra. Che l’ alleanza SVP - Centrosinistra – UDC alla fine abbia prevalso era ed è la condizione da cogliere per iniziare una nuova pagina di consapevolezza di un tempo nuovo. Non mi convince pertanto l’ accanimento attorno alla presidenza dell’ IPES, sicuramente importante, ma insufficiente a soddisfare davvero tutte le motivazioni politicamente corrette, che da più parti sono state portate purtroppo solo al dibattito mediatico. Qui sta il punto!
Dove e quando si è svolto o programmato un confronto franco tra tutte le forze politiche altoatesine, che hanno la responsabilità di accompagnare il processo di sviluppo della nostra terra ? Un processo, che non può prescindere dalla continua, costante attenzione alla convivenza come obiettivo e come pratica quotidiana. Questo è, se possibile, il nuovo cantiere da aprire, dove le parole come gli strumenti dovranno evocare laboriosità creativa , certo faticosa e non sempre appagante, ma capace di dare un senso alla nostra giornata come lo è stato per quanti prima di noi hanno capito il loro tempo e lo hanno correttamente interpretato e aperto al futuro.
Michele Di Puppo

Promuovere le imprese socialmente responsabili

Novembre 27, 2005

Quando vado a fare la spesa mi capita di chiedermi se il bene che sto acquistando è stato prodotto e commercializzato con attenzione ai problemi di giustizia sociale, solidarietà ed ecosostenibilità. Per fortuna molti altri consumatori si pongono la stessa domanda e cercano di orientare le proprie scelte di consumo e risparmio verso prodotti ad alto valore etico. Ma il Committente pubblico, quando deve conferire alle imprese la gestione di servizi oppure la realizzazione di opere, nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa prende in considerazione anche i parametri etici? Oppure rovesciando la domanda: l’impresa socialmente responsabile, che volontariamente decide di investire per migliorare la società e rendere più pulito l’ambiente, può essere sufficientemente competitiva nel mercato ed in particolare in quello pubblico?
Non credo che si possa sempre rispondere in maniera affermativa a queste domande. Le Istituzioni, se vorranno far crescere il sistema economico globale, in futuro saranno sempre più chiamate ad incentivare comportamenti etici per accrescere la qualità del lavoro, dei rapporti interpersonali, dei rapporti con la comunità e con l’ambiente nelle quali operano.
Lo scopo di questa proposta è quello di promuovere prassi socialmente ed eticamente responsabili non solo da parte delle grandi imprese, ma anche delle PMI e delle cooperative. Attribuendo un valore aggiunto a questi aspetti nelle gare pubbliche di appalto e di fornitura potrà essere creato indirettamente un circolo virtuoso premiale, per diffondere in maniera concreta atteggiamenti socialmente responsabili. Operativamente si potrebbe dare l’opportunità al partecipante di dimostrare oggettivamente il profilo etico della propria impresa allegando all’offerta il “Bilancio Sociale” oppure la certificazione da parte di un revisore esterno. Le stazioni appaltanti nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (per la comunità) saranno quindi tenute a considerare questi elementi assegnando un punteggio aggiuntivo in termini di qualità.
Per avere ulteriori garanzie di trasparenza nelle valutazioni non solo di carattere formale ma anche sostanziale, nel bando di gara potrebbe essere inserito un “eticometro”, la cui compilazione anche parziale sarà evidentemente volontaria. Il questionario, creato da agenzie specializzate in valutazione ed analisi, potrebbe contenere dei parametri facilmente quantificabili, riscontrabili e documentabili, indicatori di buone prassi aziendali. Tali codici di condotta potrebbero riguardare sia le prassi “interne” che hanno riflessi sui lavoratori (investimenti nel capitale umano, salute e sicurezza nel lavoro, servizi aziendali per lavoratori, adattamento alle trasformazioni ecc.), sia le prassi “esterne” che si ripercuotono sulla comunità locale e globale (investimenti in ricerca, in cultura, in solidarietà, nel miglioramento dell’ambiente, gestione dei rapporti con fornitori, subappaltatori e clienti, rispetto dei diritti dell’uomo, preoccupazioni ambientali a livello planetario, ecc.).
Per brevità di esposizione ci si riferisce solo agli aspetti della gestione della salute e sicurezza aziendale. A mero titolo di esempio e senza la pretesa di essere esaustivi si propone di inserire nell’”eticometro” parametri riferiti a: spese sostenute dall’impresa per la gestione del Servizio di Prevenzione e Protezione, quantità di ore di formazione di base e specifica del personale, età media e quantità delle attrezzature e delle macchine aziendali, data dell’ultima ristrutturazione o di trasferimento della sede, data delle riunioni periodiche verbalizzate, quantità di visite mediche ai lavoratori effettuate dal Medico competente ove presente, numero e tipologia di infortuni riportati nel registro infortuni negli ultimi anni, presenza e livello di coinvolgimento del Rappresentante dei lavoratori della sicurezza. Per dare una dimensione a questo specifico problema basta ricordare che il nostro Paese continua a sostenere annualmente un peso intollerabile per la mancata sicurezza e salute nei luoghi di lavoro che, a grandi linee, consta purtroppo di:
- 1400 lavoratori morti in occasione del lavoro;
- 30000 invalidi permanenti;
- 24000 malattie professionali denunciate all’INAIL;
- 1 milione di infortuni sul lavoro;
- costi diretti dell’azienda Italia pari a 31 miliardi di euro;
- 16 milioni di ore di lavoro perse dalle aziende.
La presenza nelle gare pubbliche di appalto di eccessivi ribassi non aiuta certamente a migliorare questa situazione.

Marco Bianchini

La Margherita fra presente e futuro

Novembre 26, 2005

(versione integrale del contributo pubblicato sul quotidiano “Alto Adige” del 26.11.2005)

Le elezioni e la loro dura lezione non possono lasciarci indifferenti, né tantomeno passare invano. Gli elettori hanno dato una chiara indicazione e con essa una valutazione del nostro operato politico. E’ un giudizio certamente severo, ma non per questo dobbiamo ritenere che il nostro compito sia esaurito. Tutt’altro.
L’essenziale funzione di forza moderata, progressista, autenticamente autonomista è stata nostra sin da quando alcuni di noi hanno scritto le migliori pagine politiche di questa terra. E questa funzione non può certo interrompersi solo per gli esiti di una tornata elettorale, che ci ha visto fra l’altro pagare da soli un prezzo altissimo alla fedeltà ad una coalizione, dopo che a giugno ci siamo coerentemente negati alle offerte di Benussi e del centro-destra.
Ma la pur legittima richiesta di vederci riconosciuto tale merito, non può giustificare la pervicace posizione di rigidità che ci porta oggi a chiedere meccanicamente l’assegnazione di più spazio in Comune o in Provincia. Ancora una volta la gente fa difficoltà a capire.
La gente, cioè gli elettori.
La sofferta ma importante vittoria di Luigi Spagnolli deve poter sfociare al più presto in una squadra di Giunta che avvii subito il programma per la Città e rimargini con il fare positivo le ferite e le divisioni elettorali.
Troveremo in futuro le occasioni per chiedere, giustamente, il compenso alla nostra capacità di essere responsabili nei momenti difficili ed un aiuto concreto per il fatto di essere i più esposti al fuoco della prima linea.
L’attenzione ed il consenso presso l’opinione pubblica non si conquista possedendo gli assessorati. Certo, avendo gli assessorati è più facile avere visibilità, ma non è l’unico mezzo senza il quale tutto è perduto. Altrimenti non si spiegherebbero i voti che An, priva da sempre di qualsiasi assessorato provinciale o comunale, riesce a conquistare ad ogni elezione.
La visibilità è inutile senza un chiaro messaggio politico da comunicare.
Di più: prima devi possedere una linea politica da comunicare, poi cerchi i mezzi migliori per veicolarla, con o senza gli assessorati.
Questo è purtroppo il punto focale, la “ratio” di una sconfitta elettorale che non và imputata alle aggressioni elettorali incrociate a cui siamo stati pur oggettivamente sottoposti, ma deve essere ricercata soprattutto al nostro interno, nella incapacità di cogliere le aspirazioni genuine della gente, i rapidi mutamenti della società.
La Margherita è da tempo entrata in un ciclo involutivo evidente anche all’esterno, pienamente colto dall’elettorato che, senza curarsi di tatticismi a cui è estraneo, ha linearmente espresso il suo giudizio negativo.
Ciò che sorprende e preoccupa è l’incapacità di molta nostra dirigenza di farsene carico, di analizzarne i motivi ed infine di tracciare una chiara strategia da percorrere per riprendere le intelligenze e le energie necessarie per rimettersi in piedi.
Fortunatamente alcuni segnali positivi arrivano dalla base che, dopo anni di silenzio e come reazione ad uno sterile immobilismo, in un moto spontaneo di riscatto stà dando vita ai cosiddetti “circoli della Margherita”, strutture autogestite ed autonome dall’apparato ufficiale.
E’ la voglia e l’orgoglio dei giovani, dei militanti, dei semplici candidati che hanno speso la loro faccia in campagne elettorali porta a porta, di darsi dei luoghi, degli strumenti di aggregazione, dai quali riprendere a fare politica partendo dal basso.
Nel frattempo si sono già avviate le grandi manovre per il prossimo congresso provinciale, pur se ancora ufficialmente da indire. Purtroppo gli schemi sono quelli di sempre, di per sé antiquati, ma oggi ancor di più non all’altezza di quanto la situazione richiederebbe. Al congresso non ci si può giungere dopo una estenuante lotta interna, per sfociare magari con un maxi-accordo dell’ultima ora che permetta di eleggere formalmente un nuovo segretario e spartirsi i posti nel direttivo.
Il prossimo congresso, per essere un vero congresso di rilancio, che sia segnale forte dentro e fuori il partito, deve essere un punto di arrivo, di celebrazione quasi, di un rinnovamento dirigenziale ed organizzativo già avvenuto. Il momento per presentare all’opinione pubblica il nuovo volto, la svolta di un partito che si ripropone alla guida politica della comunità italiana. E tutto questo non può prescindere naturalmente dalla elaborazione prima e dalla puntualizzazione poi di una chiara linea politica, concreta, realistica, che sia di riferimento per l’azione politica per gli anni a venire. Una linea politica che tracci principi, programmi, strategie per lo sviluppo della comunità italiana e per l’Alto Adige tutto.
Perché se una forza politica non assolve al compito di essere interprete e guida di una società, abdica al proprio ruolo e si condanna al declino.

Paolo Berloffa

Verso la Giunta

Novembre 26, 2005


- Ancora qualche spuntatina e poi ci siamo..

Officina della Margherita

Novembre 25, 2005

Martedì 29 novembre 2005 alle ore 18 presso la sede di via Resia 26 Bolzano apre l’Officina della Margherita.Chi ha voglia di partecipare con idee ed innovazione è attesa/o calorosamente.
Gli incontri si concluderanno sempre con una cena nel locala difronte con un menu’ fisso(10 euro).A.MARA