(versione integrale del contributo pubblicato sul quotidiano “Alto Adige” del 26.11.2005)
Le elezioni e la loro dura lezione non possono lasciarci indifferenti, né tantomeno passare invano. Gli elettori hanno dato una chiara indicazione e con essa una valutazione del nostro operato politico. E’ un giudizio certamente severo, ma non per questo dobbiamo ritenere che il nostro compito sia esaurito. Tutt’altro.
L’essenziale funzione di forza moderata, progressista, autenticamente autonomista è stata nostra sin da quando alcuni di noi hanno scritto le migliori pagine politiche di questa terra. E questa funzione non può certo interrompersi solo per gli esiti di una tornata elettorale, che ci ha visto fra l’altro pagare da soli un prezzo altissimo alla fedeltà ad una coalizione, dopo che a giugno ci siamo coerentemente negati alle offerte di Benussi e del centro-destra.
Ma la pur legittima richiesta di vederci riconosciuto tale merito, non può giustificare la pervicace posizione di rigidità che ci porta oggi a chiedere meccanicamente l’assegnazione di più spazio in Comune o in Provincia. Ancora una volta la gente fa difficoltà a capire.
La gente, cioè gli elettori.
La sofferta ma importante vittoria di Luigi Spagnolli deve poter sfociare al più presto in una squadra di Giunta che avvii subito il programma per la Città e rimargini con il fare positivo le ferite e le divisioni elettorali.
Troveremo in futuro le occasioni per chiedere, giustamente, il compenso alla nostra capacità di essere responsabili nei momenti difficili ed un aiuto concreto per il fatto di essere i più esposti al fuoco della prima linea.
L’attenzione ed il consenso presso l’opinione pubblica non si conquista possedendo gli assessorati. Certo, avendo gli assessorati è più facile avere visibilità, ma non è l’unico mezzo senza il quale tutto è perduto. Altrimenti non si spiegherebbero i voti che An, priva da sempre di qualsiasi assessorato provinciale o comunale, riesce a conquistare ad ogni elezione.
La visibilità è inutile senza un chiaro messaggio politico da comunicare.
Di più: prima devi possedere una linea politica da comunicare, poi cerchi i mezzi migliori per veicolarla, con o senza gli assessorati.
Questo è purtroppo il punto focale, la “ratio” di una sconfitta elettorale che non và imputata alle aggressioni elettorali incrociate a cui siamo stati pur oggettivamente sottoposti, ma deve essere ricercata soprattutto al nostro interno, nella incapacità di cogliere le aspirazioni genuine della gente, i rapidi mutamenti della società.
La Margherita è da tempo entrata in un ciclo involutivo evidente anche all’esterno, pienamente colto dall’elettorato che, senza curarsi di tatticismi a cui è estraneo, ha linearmente espresso il suo giudizio negativo.
Ciò che sorprende e preoccupa è l’incapacità di molta nostra dirigenza di farsene carico, di analizzarne i motivi ed infine di tracciare una chiara strategia da percorrere per riprendere le intelligenze e le energie necessarie per rimettersi in piedi.
Fortunatamente alcuni segnali positivi arrivano dalla base che, dopo anni di silenzio e come reazione ad uno sterile immobilismo, in un moto spontaneo di riscatto stà dando vita ai cosiddetti “circoli della Margherita”, strutture autogestite ed autonome dall’apparato ufficiale.
E’ la voglia e l’orgoglio dei giovani, dei militanti, dei semplici candidati che hanno speso la loro faccia in campagne elettorali porta a porta, di darsi dei luoghi, degli strumenti di aggregazione, dai quali riprendere a fare politica partendo dal basso.
Nel frattempo si sono già avviate le grandi manovre per il prossimo congresso provinciale, pur se ancora ufficialmente da indire. Purtroppo gli schemi sono quelli di sempre, di per sé antiquati, ma oggi ancor di più non all’altezza di quanto la situazione richiederebbe. Al congresso non ci si può giungere dopo una estenuante lotta interna, per sfociare magari con un maxi-accordo dell’ultima ora che permetta di eleggere formalmente un nuovo segretario e spartirsi i posti nel direttivo.
Il prossimo congresso, per essere un vero congresso di rilancio, che sia segnale forte dentro e fuori il partito, deve essere un punto di arrivo, di celebrazione quasi, di un rinnovamento dirigenziale ed organizzativo già avvenuto. Il momento per presentare all’opinione pubblica il nuovo volto, la svolta di un partito che si ripropone alla guida politica della comunità italiana. E tutto questo non può prescindere naturalmente dalla elaborazione prima e dalla puntualizzazione poi di una chiara linea politica, concreta, realistica, che sia di riferimento per l’azione politica per gli anni a venire. Una linea politica che tracci principi, programmi, strategie per lo sviluppo della comunità italiana e per l’Alto Adige tutto.
Perché se una forza politica non assolve al compito di essere interprete e guida di una società, abdica al proprio ruolo e si condanna al declino.
Paolo Berloffa