Archivio per 27 Novembre 2005

Promuovere le imprese socialmente responsabili

Novembre 27, 2005

Quando vado a fare la spesa mi capita di chiedermi se il bene che sto acquistando è stato prodotto e commercializzato con attenzione ai problemi di giustizia sociale, solidarietà ed ecosostenibilità. Per fortuna molti altri consumatori si pongono la stessa domanda e cercano di orientare le proprie scelte di consumo e risparmio verso prodotti ad alto valore etico. Ma il Committente pubblico, quando deve conferire alle imprese la gestione di servizi oppure la realizzazione di opere, nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa prende in considerazione anche i parametri etici? Oppure rovesciando la domanda: l’impresa socialmente responsabile, che volontariamente decide di investire per migliorare la società e rendere più pulito l’ambiente, può essere sufficientemente competitiva nel mercato ed in particolare in quello pubblico?
Non credo che si possa sempre rispondere in maniera affermativa a queste domande. Le Istituzioni, se vorranno far crescere il sistema economico globale, in futuro saranno sempre più chiamate ad incentivare comportamenti etici per accrescere la qualità del lavoro, dei rapporti interpersonali, dei rapporti con la comunità e con l’ambiente nelle quali operano.
Lo scopo di questa proposta è quello di promuovere prassi socialmente ed eticamente responsabili non solo da parte delle grandi imprese, ma anche delle PMI e delle cooperative. Attribuendo un valore aggiunto a questi aspetti nelle gare pubbliche di appalto e di fornitura potrà essere creato indirettamente un circolo virtuoso premiale, per diffondere in maniera concreta atteggiamenti socialmente responsabili. Operativamente si potrebbe dare l’opportunità al partecipante di dimostrare oggettivamente il profilo etico della propria impresa allegando all’offerta il “Bilancio Sociale” oppure la certificazione da parte di un revisore esterno. Le stazioni appaltanti nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (per la comunità) saranno quindi tenute a considerare questi elementi assegnando un punteggio aggiuntivo in termini di qualità.
Per avere ulteriori garanzie di trasparenza nelle valutazioni non solo di carattere formale ma anche sostanziale, nel bando di gara potrebbe essere inserito un “eticometro”, la cui compilazione anche parziale sarà evidentemente volontaria. Il questionario, creato da agenzie specializzate in valutazione ed analisi, potrebbe contenere dei parametri facilmente quantificabili, riscontrabili e documentabili, indicatori di buone prassi aziendali. Tali codici di condotta potrebbero riguardare sia le prassi “interne” che hanno riflessi sui lavoratori (investimenti nel capitale umano, salute e sicurezza nel lavoro, servizi aziendali per lavoratori, adattamento alle trasformazioni ecc.), sia le prassi “esterne” che si ripercuotono sulla comunità locale e globale (investimenti in ricerca, in cultura, in solidarietà, nel miglioramento dell’ambiente, gestione dei rapporti con fornitori, subappaltatori e clienti, rispetto dei diritti dell’uomo, preoccupazioni ambientali a livello planetario, ecc.).
Per brevità di esposizione ci si riferisce solo agli aspetti della gestione della salute e sicurezza aziendale. A mero titolo di esempio e senza la pretesa di essere esaustivi si propone di inserire nell’”eticometro” parametri riferiti a: spese sostenute dall’impresa per la gestione del Servizio di Prevenzione e Protezione, quantità di ore di formazione di base e specifica del personale, età media e quantità delle attrezzature e delle macchine aziendali, data dell’ultima ristrutturazione o di trasferimento della sede, data delle riunioni periodiche verbalizzate, quantità di visite mediche ai lavoratori effettuate dal Medico competente ove presente, numero e tipologia di infortuni riportati nel registro infortuni negli ultimi anni, presenza e livello di coinvolgimento del Rappresentante dei lavoratori della sicurezza. Per dare una dimensione a questo specifico problema basta ricordare che il nostro Paese continua a sostenere annualmente un peso intollerabile per la mancata sicurezza e salute nei luoghi di lavoro che, a grandi linee, consta purtroppo di:
- 1400 lavoratori morti in occasione del lavoro;
- 30000 invalidi permanenti;
- 24000 malattie professionali denunciate all’INAIL;
- 1 milione di infortuni sul lavoro;
- costi diretti dell’azienda Italia pari a 31 miliardi di euro;
- 16 milioni di ore di lavoro perse dalle aziende.
La presenza nelle gare pubbliche di appalto di eccessivi ribassi non aiuta certamente a migliorare questa situazione.

Marco Bianchini