Care/i amiche/i
Dopo non poche esitazioni ho deciso di stendere un breve contributo al dibattito che si sta avviando nella Margherita di Bolzano alla luce del deludente risultato ottenuto dal partito nelle recenti elezioni comunali. Ho partecipato fin dagli inizi, nel 1999, al confronto politico che ha condotto alla nascita di Noi per l’Alto Adige, un anno prima si erano svolte le elezioni provinciali alle quali il PPI aveva partecipato siglando un accordo con esponenti dell’area democratico-autonomista e proponendosi sotto la denominazione di Popolari-Alto Adige Domani. Riuscimmo in tal modo a conquistare un mandato, seppure non con quoziente pieno, che consentì la rielezione di Michele Di Puppo, ma, cosa più importante ai fini di una lettura prospettica, riuscimmo a mettere in campo una proposta politica inedita e, a mio parere, in seguito non sufficientemente compresa e valorizzata. Mentre alcune componenti della ex DC venivano risucchiate nelle logiche del partitino assessorile e altre andavano a destra trascinate dalla loro culturale diffidenza nei confronti del mondo di lingua tedesca, l’unica prospettiva nuova era quella aperta dal nostro tentativo. In estrema sintesi esso puntava a sciogliere culturalmente il nodo dei rapporti con la società sudtirolese immaginando uno sviluppo sempre più integrato dei gruppi linguistici tale da innescare processi di identificazione comuni. La direzione di marcia non poteva che orientarsi su alcuni punti cardinali: scuola e formazione ( conoscenza reciproca delle comunità linguistiche, progetti trasversali, ecc.); innovazione e ricerca; tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse culturali; partecipazione democratica e interculturale; equità nella ripartizione delle risorse e degli oneri di natura fiscale. A chiarire l’orientamento di fondo già implicito nell’esperienza di Alto Adige Domani contribuì nel 2000 la campagna elettorale per le elezioni comunali che ci vide per la prima volta uscire allo scoperto sotto il simbolo della margherita con una proposta chiara di riaggregazione delle forze autonomiste in contrapposizione alla prospettiva nazionalistica della destra. E’ stato un periodo di straordinaria mobilitazione di energie che è stato accompagnato da importanti successi elettorali , ricordo il 13,39% delle comunali del 2000 ma ancor più i quasi 20000 voti nella quota proporzionale ottenuti alle politiche del 2001. Prima di quella scadenza elettorale avevo assunto l’incarico di coordinatore provinciale del partito nella convinzione di poter dare un contributo al rafforzamento di una forza politica che mi sembrava poter esprimere un alto potenziale di innovazione, progettualità e concretezza. Il 15 dicembre 2001 l’assemblea provinciale del partito adottò il nuovo statuto, l’attenzione della stampa e degli osservatori si concentrava su di noi per due ragioni: 1) il progetto stava decollando elettoralmente, 2) il partito si stava dando una struttura territoriale inedita fondata sull’autonomia dei comitati cittadini. Fu un periodo di forte progressione positiva che però si deteriorò rapidamente, voglio essere esplicito: il “giocattolo” si è inceppato soprattutto a causa degli egoismi individuali e di gruppo, in altre parole non siamo stati in grado nè di rafforzare e coltivare la “mission” del gruppo nè di condividere e affermare un comune profilo ideale.
Le iniziative politiche sono spesso naufragate proprio a causa della ambiguità di indirizzi e di obiettivi dentro il gruppo dirigente, evidentemente non erano sufficienti le iniziative ( a quel punto velleitarie) del coordinatore per dare profilo culturale e politico ad un gruppo che andava smarrendo la propria identità.
Nel 2002 di fatto era già cominciata la campagna elettorale per le provinciali del 2003 e il partito si è dilaniato fra cigolliani, dipuppiani e terza componente in un clima di sempre maggiore sospetto, abbiamo fatto tutti molti errori, ma l’errore politico più grave è stato quello di aver abbandonato la strada della chiarezza politica, in molti hanno pensato di poter allargare i consensi con i vecchi argomenti ( in primis l’idea che la Margherita è un partito moderato che tutela gli italiani dell’Alto Adige) in questo modo abbiamo estirpato proprio le radici più feconde interrate nel 1998 in quel piccolo laboratorio che è stato Alto Adige Domani e che avevamo trapiantato con straordinaria intuizione nel più grade spazio di Margherita Noi per L’Alto Adige. Tutta la fase precedente alle provinciali del 2003 è stata consumata alla ricerca di intese con vecchi capi corrente della DC anziché promuovere nuove idee e nuovi messaggi politici.
Vengo a concludere il mio contributo con le logiche conclusioni :
1) La Margherita ha futuro solo se riconferma con le azioni, oltre che con i discorsi la sua scelta strategica di partito delle riforme, dell’innovazione, dell’incontro condivisione fra gruppi linguistici,
2) E’ stata sconfitta la prospettiva del moderatismo filo-italiota, l’idea che politica di centro si coniughi con politica di contrapposizione speculare di interessi in chiave etnica ( i tanti piccoli Minniti di casa nostra).
3) Occorre investire in un progetto di riaffermazione degli orientamenti generali del partito, la “vision” comune e condivisa deve riemergere dal pantano delle tante campagne elettorali costruite sui “santini” e prive di messaggi forti.
4) Occorre ribadire le convergenze strategiche con le forze del riformismo democratico e socialista approfondendo le aree di condivisione ( farsi protagonisti di momenti unitari quali il gruppo consiliare unico in Municipio) e ragionando sulle prospettive che si aprono nei rapporti con i DS.
5) Infine, ma non in ordine di importanza, aprire una nuova fase nella vita interna: scommettere sulle idee, organizzare convegni ( viabilità alternativa, federalismo fiscale, lingue e ricerca, ecc.), creare una fondazione culturale ( sono convinto che in questo, più che nella gestione del partito, sarebbe utile la competenza dei nostri dirigenti più anziani), liberare i dirigenti più giovani dai vecchi schemi e rituali del passato e lasciare che sperimentino vie nuove.
Saluti a tutti Renzo Roncat
Bolzano 10 novembre 2005